Pareri su istituzione, ruolo e compiti dirigente apicale e su deroghe art. 4, comma 13 L.R. 48/2018. 

Parere del 13 febbraio 2019 rilasciato dal Direttore del servizio Enti Locali.

Si rammenta, preliminarmente, che la legge regionale 4 febbraio 2016, n. 2 è stata approvata con l’obiettivo di riformare il sistema delle autonomie locali della Regione, atteso il peculiare momento storico ed economico-sociale della Sardegna.

A tal fine, la suddetta legge regionale individua nei comuni, singoli o associati, nelle unioni di comuni, nella città metropolitana e nelle province (relativamente alle funzioni fondamentali) i soggetti deputati allo svolgimento delle funzioni amministrative secondo i principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza di cui all’art. 118 della Costituzione.

Il processo di riforma, quindi, passa attraverso la riarticolazione territoriale e la ricollocazione delle funzioni non fondamentali delle province e prevede un progetto organico per una nuova e più razionale organizzazione degli enti locali.

Le finalità della legge regionale n. 2/2016 sono state richiamate al fine di agevolarne la lettura in riferimento al primo quesito posto da codesto ente con la richiesta di parere su emarginata.

Orbene, per quanto qui interessa, si rileva che l’art. 14, comma 5, della stessa legge regionale n. 2 del 2016, già richiamato nella nota che si riscontra, stabilisce testualmente che: Nelle unioni di comuni è nominato un dirigente apicale, scelto: a) in sede di prima applicazione, prioritariamente tra i dirigenti delle province costituite a seguito del riassetto di cui alla legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4 (Riassetto generale delle province e procedure ordinarie per l'istituzione di nuove province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali), ivi comprese quelle soppresse, e tra coloro che sono iscritti all'albo nazionale dei segretari comunali e provinciali in servizio e tra i dirigenti di ruolo delle comunità montane; quindi tra coloro che abbiano svolto le funzioni di segretario di unione di comuni o di comunità montana per almeno cinque anni negli ultimi dieci; b) a regime, tra i dirigenti degli enti locali previsti dall'articolo 11, comma 1, lettera b), punto 3), della legge 7 agosto 2015, n. 124 (Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche).

Ciò premesso, è di primaria importanza evidenziare che in virtù della potestà esclusiva in materia di enti locali, sancita dall’art. 3, comma 1, lett. b) dello Statuto Speciale per la Sardegna, la Regione ha legiferato in materia e, in particolare, ha ritenuto opportuno dettare specifiche norme in ordine alla determinazione della dotazione organica delle unioni di comuni e all’organizzazione e gestione del personale, come risulta dall’articolo su menzionato nel quale è inserita la disposizione sopra richiamata.

Tale disposizione legislativa, che tiene conto della riarticolazione territoriale e della ricollocazione delle funzioni non fondamentali delle province, prevede una specifica e autonoma disciplina connaturata al sistema associativo locale in grado di contribuire al miglioramento degli standard di efficienza e di efficacia nell’erogazione dei servizi pubblici.

Al riguardo, giova rilevare che la norma testé citata non solo è stata approvata dal Consiglio regionale sulla base delle proprie prerogative, che discendono dalla norma statutaria sopra riportata, ma la stessa è coerente con il combinato disposto di cui agli articoli 1, comma 2 e 105, primo comma - Capo II “Segretari comunali e provinciali” - Titolo IV “Organizzazione e personale”, del decreto legislativo n. 267 del 2000, che stabiliscono rispettivamente: “Le disposizioni del presente testo unico non si applicano alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e Bolzano se incompatibili con le attribuzioni previste dagli statuti e dalle relative norme di attuazione.” e: ”Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano disciplinano le materie di cui al presente capo con propria legislazione.”

A fortiori, si ritiene utile sottolineare che la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in sede di esame della legge regionale n. 2 del 2016, in riferimento all’argomento di cui trattasi, non ha ravvisato elementi di illegittimità costituzionale propedeutici a una eventuale impugnativa.

Pertanto, le modifiche statutarie proposte, sotto questo profilo, si appalesano pienamente legittime significando, in particolare, che le stesse costituiscono atto dovuto di adeguamento alla legislazione regionale per tutte le unioni esistenti al momento dell’entrata in vigore della predetta legge regionale n. 2 del 2016.

Data:
13.02.2019
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