Parere nomina commissario ad acta per istruttoria SUAPE

Il potere sostitutivo regionale è disciplinato dall’art.9 della legge regionale 12 giugno 2006, n.9 e dall’art.33 della legge regionale 4 febbraio 2016, n.2, nonché da altre norme statali quali, ad esempio, l’art.136 del decreto legislativo n.267 del 2000 che non contemplano la fattispecie di cui trattasi.

In particolare, per quanto qui di interesse, occorre evidenziare che le richiamate prescrizioni normative statali e regionali legittimanti l’intervento sostitutivo dell’organo regionale, presuppongono “la mancata adozione, ovvero l’omissione di atti obbligatori per legge” da parte di un organo, sia esso, delle città metropolitane, delle province oppure dei comuni, per cui, al fine di poter riscontrare la richiesta di codesto ente, si rende necessario definire la portata della proposizione legislativa in argomento.

Al riguardo si rappresenta, che la giurisprudenza amministrativa e costituzionale ha avuto modo di occuparsi, successivamente alla riforma del Titolo V della Costituzione e all’entrata in vigore del testo unico sull’ordinamento degli enti locali, approvato con il decreto legislativo n.267/2000 dianzi citato, del potere sostitutivo, sancito rispettivamente dall’art.120 Cost. e dall’art.136 sopra citato.

Pertanto, attingendo dalla predetta giurisprudenza, si evince che la Corte Costituzionale nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art.4, comma 3, della legge della Regione Puglia 31 gennaio 2003, n.2 concernente l’intervento sostitutivo regionale ha sancito che: “In primo luogo, dunque, le ipotesi di esercizio di poteri sostitutivi devono essere previste e disciplinate dalla legge (sentenza n. 338 del 1989), che deve altresì definirne i presupposti sostanziali e procedurali; in secondo luogo, la sostituzione può essere prevista solo per il compimento di atti o attività “prive di discrezionalità nell'an (anche se non necessariamente nel quid o nel quomodo)” (sentenza n. 177 del 1988), la cui obbligatorietà sia il riflesso degli interessi di livello superiore alla cui salvaguardia provvede l'intervento sostitutivo; (Sentenza n.69/2004 Corte Cost), che il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania – Sezione Prima, riprendendo la sua precedente sentenza 8 settembre 2003, n. 11335, condivisa dal C.d.S., sez. V, ordinanza 5 novembre 2004, n. 5635, ha ribadito che la nozione di <<atti obbligatori per legge>> - alla cui mancata assunzione l’articolo 136 del d.lgs. 267 del 2000 riconnette il potere sostitutorio del difensore civico regionale - non può interpretarsi nel senso onnicomprensivo – tale da includere anche il ritardo del comune [...] nella nomina del difensore civico comunale previsto dalla statuto - di ogni atto dell’ente locale di espletamento delle sue funzioni, posto che tutte le funzioni amministrative (siano esse discrezionali o vincolate: la discrezionalità di regola attiene al quid e al quomodo dell’atto, non all’an della sua adozione, ove essa consegua obbligatoriamente all’avvio di un procedimento, a termini della generale previsione dell’articolo 2 della legge 241 del 1990) sono doverose per legge e tutte le norme di diritto amministrativo che assegnano compiti e funzioni alle amministrazioni (ivi incluse quelle scaturenti dallo statuto comunale) sono sotto tale profilo imperative e inderogabili. In realtà la nozione di <<atti obbligatori per legge>> di cui alla citata norma del t.u.e.l. va ristretta agli atti espressamente sottoposti dalla legge a un termine perentorio (lì dove di regola i termini apposti all’esercizio della funzione amministrativa, in mancanza di una diversa qualificazione espressa di legge, sono meramente acceleratori, con esclusione di effetti di decadenza del potere). omissis. E’ appena il caso di rilevare che una diversa lettura, più ampliativa della nozione di <<atti obbligatori per legge>> di cui all’articolo 136 del d.lgs. 267 del 2000, decreterebbe la sicura incostituzionalità di tale norma, per contrasto evidente con il nuovo titolo V della Costituzione (post riforma ex lege cost. n. 3 del 2001), all’interno del quale il Comune è ente autonomo e originario che si pone affianco allo Stato, alle Regioni, alle Province e alle Città metropolitane, quale elemento costitutivo della Repubblica (articolo 114).(Cfr TAR Campania Sez. I, Sent. n. 10698/05) e, infine, che in modo analogo si è pronunciato il TAR Liguria, Sezione Prima, con la sentenza n.01661/2008.

Inoltre, anche a voler considerare la disposizione di cui all’art.15-ter della legge regionale 11 ottobre 1985, n.23, introdotto dall’art.11, comma 1, della legge regionale 23 aprile 2015, n.8, rubricato “Procedura di rilascio, efficacia e durata dei titoli abilitativi”, l’intervento sostitutivo in parola non è proponibile in quanto lo stesso è attivabile esclusivamente da parte dell’interessato nel caso di mancato rispetto dei termini stabiliti dalla legge per il rilascio del permesso di costruire.

Dalle considerazioni su esposte, si desume, relativamente al caso di specie, che non sussistono i presupposti giuridici che legittimino l’esercizio del potere sostitutivo richiesto, per cui la soluzione alla problematica rappresentata risiede nell’autonomia e nell’organizzazione amministrativa di codesto comune, anche mutuando dalle disposizioni di cui alla legge 190/2012 recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione” le quali, a parere del Servizio scrivente, potrebbero applicarsi in via analogica.

Data:
17.05.2019
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