Diniego convocazione del Consiglio Comunale in seduta straordinaria.

Parere del 29 novembre 2017 rilasciato dal Direttore del servizio Enti Locali

La consigliera del comune di XXXXX ha eccepito il diniego espresso dal presidente del Consiglio Comunale (richiesta sottoscritta da otto consiglieri) per la convocazione dell’organo consiliare, in seduta straordinaria, per l’esame della questione avente ad oggetto: “Stato di attuazione della riorganizzazione, esame provvedimenti della giunta e del sindaco. Valutazione politica dell’impatto sulla cittadinanza e sui lavoratori del comune”.

La predetta consigliera fa presente, infatti, che il Presidente del Consiglio Comunale, con specifica nota ha comunicato di non poter accogliere l’istanza in quanto l’argomento risulta in contrasto con le disposizioni contemplate dell’art. 42, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

Ciò premesso, si rammenta preliminarmente che l’articolo 39, comma 2 e l'articolo 43, comma 1, del decreto legislativo n. 267/2000 stabiliscono, rispettivamente, che: Il presidente del consiglio comunale o provinciale è tenuto a riunire il consiglio, in un termine non superiore ai venti giorni, quando lo richiedano un quinto dei consiglieri, o il sindaco o il presidente della provincia, inserendo all'ordine del giorno le questioni richieste.” e “I consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di iniziativa su ogni questione sottoposta alla deliberazione del consiglio. Hanno inoltre il diritto di chiedere la convocazione del consiglio secondo le modalità dettate dall'articolo 39, comma 2, e di presentare interrogazioni e mozioni.”

Si evince, pertanto, che le disposizioni legislative anzidette conferiscono al consigliere comunale un ruolo fondamentale all’interno del consiglio comunale, in quanto rappresentante esponenziale della comunità locale, al fine di garantire l'espletamento del proprio mandato (munus publicum).

Ebbene, giova evidenziare che sull’argomento si è consolidato l'orientamento dottrinale e giurisprudenziale che vede riconosciuto il potere dei consiglieri di chiedere la convocazione del consiglio medesimo e, in ordine alla questione relativa alla sindacabilità dei motivi che determinano i consiglieri a chiedere la convocazione dell'assemblea, si è consolidato parimenti l’orientamento che al presidente del consiglio spetti solo la verifica formale della richiesta, non potendo sindacarne l'oggetto (Cfr ex multis Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento Sentenza n. 20/2010 e Tar Puglia, Lecce, sez. I, sentenza n. 1022 – R.G. n.124/2004).

In particolare, per quanto qui rileva, la giurisprudenza ha avuto di stabilire che il Consiglio comunale ha, infatti, un potere generale di indirizzo e di controllo politico amministrativo sull’attività del comune, nel cui ambito rientra pure quello di indirizzo, coordinamento e controllo sull’operato della Giunta (ibidem).

Tale orientamento, come si desume anche dalla documentazione prodotta dalla stessa consigliera XXXXX, è condiviso pure dal Ministero dell’Interno, che al riguardo si è espresso con numerosi e recenti pareri, consultabili nel sito istituzionale dello stesso dicastero.

Pertanto, attese le considerazioni sopra riportate, si rappresenta che a parere del Servizio scrivente la richiesta di convocazione del consiglio ex art. 39, comma 2, del decreto legislativo n. 267/00 finalizzata all'esame dello “Stato di attuazione della riorganizzazione, esame provvedimenti della giunta e del sindaco. Valutazione politica dell’impatto sulla cittadinanza e sui lavoratori del comune”, è coerente con le disposizioni in materia di convocazione del consiglio comunale ai sensi dell’art. 39 del decreto legislativo n. 267 del 2000.

Data:
29.11.2017
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